Il weekend della dipendenza
Questo post non esiste ancora, ma ha già una sua storia. Volevo scrivere ieri. Il titolo, già pronto e abbastanza ovvio, era "il giorno dell'indipendenza", come la canzone di Alice. Ma dovevo andare a trovare mia madre, in trauma (psichico) post-operatorio, quindi è stato rinviato ad oggi. Ringrazio Andrea per il titolo, più adatto a un "sabato 5 luglio".
Intercettazione Live:
Para/Mamma: mi sento così stanca. Il mio tempo è esaurito
Para/Blu: mamma, mi metti ansia.
Tornare a casa dei miei è sempre drammatico. Sono riuscito a scannarmi con mio padre a proposito del rapimento della Betancourt. Secondo lui non è stata trattata male: nelle immagini della conferenza stampa lui l'ha trovata "un po' troppo grassa per essere una rapita". In compenso, mia nonna ha incominciato a sostenere che siamo parenti alla lontana di Carla Bruni. Va bene: siete tutti da ricovero, signori.
Chicca mi ha appena fatto sapere che a metà agosto parte, per sei mesi, per l'Australia. Brava Chicca, brava. Io sto per uscire e dilapidare un patrimonio ai saldi. Ieri sera mentre mi tiravo una sega mi è sovvenuto un dubbio su alcuni soldi che avevo prestato a chi-so-io per una giacca agli ultimi saldi. Chi-sai-tu, non mi ricordo se me li hai ridati o meno. Se no, contala come un regalo.
Tra un'ora, alle 17, con una sessione di raggi UVA inizia il mio "weekend della dipendenza". Dipendenza da un sacco di cose: dagli amici, da Rihanna (riusciremo a ballarla per una santa volta in due serate che usciamo?), dall'alcool, dalle risate, dal senso di libertà. Dipendenza. Perché senza queste cose, in questo momento, non saprei proprio stare.
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